Claudio Gobbi.Mollino Lost & Found
Claudio Gobbi.Mollino Lost & Found a cura di/curated by Davide Di Maggio
NH Collection Torino Piazza Carlina - "Claudio Gobbi.MOLLINO.Lost & Found", di Claudio Gobbi (Ancona, 1971) a cura di Davide Di Maggio
L'artista marchigiano presenta una selezione di 8 scatti fotografici, di grandi dimensioni del più ampio progetto dedicato a due luoghi emblematici del lavoro di Carlo Mollino (Torino, 1905-1973 – architetto, designer e figura poliedrica della cultura torinese del Novecento): il Teatro Regio, ricostruito dopo l’incendio del 1936 e inaugurato nel 1973, e il Lutrario Dancing, locale da ballo realizzato nel 1959. Pochi anni dopo gli arredi originali della sala da ballo saranno venduti all’asta, la sala sopravvive oggi con il nome di Le Roi Music Hall. L'artista affronta questi spazi non come semplici documenti architettonici, ma come dispositivi culturali in cui la forma si intreccia con la memoria collettiva. I suoi scatti, caratterizzati da un linguaggio sobrio, annullano la spettacolarità dell’opera molliniana per restituirla come “reperto” di un’epoca e di una visione del mondo. Questo progetto si inserisce nella poetica generale di Gobbi, dove serialità e confronto tipologico costruiscono atlanti visivi. La scelta di Mollino non è casuale: il suo linguaggio, sospeso tra modernismo e barocco, tra funzione e ornamento, si presta a essere letto come un “caso di studio” su come l’architettura possa incarnare tensioni storiche, estetiche e sociali. In questo solco si colloca il nuovo progetto dell'artista marchigiano, Casa Orengo, che “chiude” idealmente la trilogia su Carlo Mollino: una serie di scatti fotografici degli interni, originali e ricostruiti fedelmente, di Casa Orengo, un appartamento privato progettato da Carlo Mollino nel 1949 per il marchese Vladi Orengo a Torino. Questo edificio è considerato l’ultimo grande progetto di architettura privata nel quale Mollino curò non solo l’architettura degli interni, ma disegnò anche molti mobili su misura per la casa, come il famoso tavolo “Arabesco”, diventato un oggetto di culto. Nel design del XX secolo, venduto da Christie’s a New York nel 2005 per circa 3,824 milioni di dollari e sostituito poi da una copia perfetta, che anche all'occhio esperto, passerebbe per l'originale. Nella casa vi sono altri elementi scenici e decorativi tipici dello stile Mollino: pareti drappeggiate, specchi, transenne trasparenti, giochi di riflessi e concavo-convesso, mobili organici dalle linee fluide e mobili sono spesso pezzi unici, pensati specificamente per quel luogo, dove continua il “gioco” del pezzo originale e di quello sostituito e rifatto perfettamente identico all'originale, perché anche nel caso di “Casa Orengo”, alcuni pezzi di arredamento sono stati venduti all’asta a cifre molto elevate a partire dal 1985. Claudio Gobbi, con MOLLINO. Lost & Found, sottolinea il concetto di “perdita di bellezza”, dove la maggior parte delle creazioni geniali di Mollino, sono andate distrutte come per esempio il Società Ippica Torinese, opera capolavoro progettata dallo stesso nel 1936 e sconsideratamente demolita nel 1960, o come gran parte degli arredi o pezzi originali da lui realizzati siano stati venduti all'asta e altri andati irrimediabilmente dispersi e perduti. I suoi scatti hanno fissato nella memoria collettiva, i capolavori di Mollino, poco prima di essere rimossi o come nel caso di “Casa Orengo”, la ritrovata bellezza, seppur non originale. La mostra dimostra come Gobbi utilizzi la fotografia non per celebrare l’architettura, ma per decostruirne l’immagine, aprendo lo spazio a una riflessione più ampia: quali tracce del modernismo sopravvivono nel nostro presente, quali sono i rapporti tra funzione estetica e memoria collettiva, e in che modo lo sguardo dell’artista può restituire a un’opera architettonica il suo statuto di “caso”, ovvero di occasione critica, di terreno d’indagine che va oltre il fatto estetico per interrogare la storia e la cultura di una società. MOLLINO. Lost & Found è dunque una tappa fondamentale per comprendere la metodologia e la sensibilità di Claudio Gobbi: un lavoro che, partendo dall’architettura, si fa riflessione sulla temporalità, sull’autorialità e sul ruolo della fotografia come strumento di indagine culturale.