Sagome Fluttuanti

Michael Ackerman a cura di Davide Di Maggio (ADEC; Milan)

ANNO 2022

Michael Ackerman

“Sagome fluttuanti”
a cura di Davide Di Maggio

ADEC ARTE
Via Edmondo De Amicis, 28 Milano

25 maggio – 30 agosto 2022

Inaugurazione martedì 24 maggio, h. 18

ADEC ARTE accende una vetrina permanente sull'arte contemporanea affinché un numero sempre maggiore di persone possa fruirne. Un luogo diverso per promuovere l'arte e la bellezza a vantaggio di tutti. 
Con la mostra “Sagome fluttuanti” del fotografo israeliano Michael Ackerman prende il via il progetto di “portare l’arte sulla strada” come un museo a cielo aperto, visibile ai passanti H24. 


ADEC ARTE è lieta di presentare la mostra del fotografo israeliano Michael Ackerman, “Sagome fluttuanti”, a cura di Davide Di Maggio, in collaborazione con Claudio Composti / mc2gallery, un'occasione importante per vedere ed incontrare uno degli artisti più interessanti della fotografia internazionale attraverso una selezione di alcune delle fotografie più significative degli ultimi anni, appositamente scelta dall'artista e dal curatore. 
Nel lavoro di Michael Ackerman, documentario e autobiografia concorrono alla finzione, e tutto si dissolve in allucinazione. La sua fotografia è sempre stata attraversata da tematiche ordinarie e straordinarie: tempo e atemporalità, storia personale e storia dei luoghi restituite tramite immagini deteriorate e danneggiate, non come scelta stilistica ma come rimando analogico all’esperienza, che non è mai incontaminata. I suoi particolari viaggi abbracciano New York, L'Avana, Berlino, Napoli, Parigi, Varsavia e Cracovia, ma i luoghi non sono necessariamente riconoscibili.
Già da tempo, nelle sue fotografie, Ackerman muove verso la cancellazione delle distinzioni geografiche e di altra natura con la volontà di allontanarsi dalle restrizioni del metodo documentario tradizionale. Se il lavoro di Ackerman appare duro a prima vista, i paesaggi ci riportano a una delicatezza equilibrata, a una fiducia nella bellezza. L'artista ha un interesse profondo per gli arcaici treni coperti di neve che attraversano l'Europa e che l'hanno attraversata, soprattutto l'Europa Orientale. Su questi treni, oggi, si percorrono centinaia di chilometri, ma durante il viaggio non si è in nessun luogo e, d’inverno, si fluttua in mezzo al biancore, che inevitabilmente contrasta e ci rimanda con la memoria ai terribili treni merci delle deportazioni naziste, con i vagoni piombati, che durante la seconda guerra mondiale percorrevano incessantemente le stesse rotte. Lo stesso candore ma ben diversa percezione.
Il bianco, fortemente vignettato, e il nero caratterizzano tutto il suo lavoro, creando delle atmosfere ovattate quasi nebbiose dove le figure appaiono irreali nella realtà che le circonda.
Negli ultimi anni Ackerman ha esplorato i cambiamenti concreti e la dimensione sognante della propria famiglia ristretta, moglie e figlia. Queste immagini, amorosissime, intime e inevitabilmente audaci, riecheggiano di sincerità, calore, di semplice erotismo e naturalmente d’amore. Anche in questo caso le immagini contrastano con le visioni dure e inquietanti delle fotografie dei soldati in marcia verso l'ignoto, di una casa bombardata, di figure maschili che fanno la doccia, che riportano alla mente i prigionieri nei campi di concentramento. O l'immagine emblematica di un anziano cameriere che elegante si aggira con lo sguardo sperduto in una città deserta e della serie dei ritratti - che sarà esposta in mostra - di uomini che raffigurano la prova del disagio contemporaneo, contorti in smorfie di dolore o con gli sguardi perduti nel nulla, più ritratti di anime che rappresentano ciò che è rimasto dopo che la vita è passata.
Tutte immagini che ci raccontano la fatica di vivere, l'inquietudine di tempi difficili e la paura di viverli.
La paura si mescola all’audacia, la gioia comporta un po' di trepidazione, l'innocenza è assolutamente reale, ma intricata e fugace. Tuttavia, alla fine di questo percorso, la sensazione è comunque di armonia e di riflessione.
Ackerman affronta la realtà cruda e la fotografa senza filtri e senza menzogna. Se Proust diceva che le cose che sentiamo e vediamo vengono lasciate sempre alle soglie delle frasi che diciamo, il lavoro di Ackerman mette l'osservatore nella migliore condizione per metabolizzarle e analizzarle aiutandolo a superare questa soglia, la sottile linea d'ombra che separa l'equilibrio dalla pazzia.

ADEC ARTE
via Edmondo De Amicis, 28
orario: tutti i giorni H24

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Comunicato Stampa

A Milano nasce ADEC ARTE, una vetrina permanente sull'arte contemporanea

ADEC, centro medico polispecialistico attivo a Milano dal 1986, inaugura il suo nuovo spazio in Via Edmondo De Amicis, 28 con l'intento, come afferma il suo direttore e fondatore Luciano Passaler, “di offrire alla città di Milano un segno di concreta gratitudine per l'apprezzamento di cui si è sentita circondata fin dalla sua costituzione”, mettendo a disposizione le tre ampie e luminose vetrine sulla strada, da utilizzare non per pubblicizzare se stessa e la propria attività, ma per donare alla città un luogo diverso per promuovere l'arte e la bellezza a vantaggio di tutti. Il proposito di ADEC è che l'arte non resti confinata solo in spazi eletti a tale scopo, ma venga portata sulla strada, come un museo a cielo aperto, visibile a chi passa, affinché un numero sempre maggiore di persone possa fruirne.” Jean Clair, nel suo libro, “L'inverno della cultura”, (SKIRA, 2011), ha scritto che i musei allontanano le persone comuni dall'arte e la cultura, spingendoli poi ad entrarvi e visitarli per sentirsi parte di qualche cosa di importante, senza però dare loro gli strumenti per la comprensione, facendoli uscire senza avere compreso nulla, più soli ed emarginati di quando sono entrati. Il progetto di ADEC, invece, vuole porre resistenza a questo isolamento culturale, mettendo a disposizione le proprie energie per far sì che questo non accada. La vetrina diventa così non solo uno spazio fisico ma soprattutto culturale, un teatro a disposizione di chi vuole vedere, dove gli artisti si costruiscono una nicchia esistenziale che diviene condizione fondamentale del loro lavoro, che si estende a costruire una casa comune con lo spettatore nella strada. Il progetto si sviluppa in un percorso temporale che vedrà alternarsi artisti storici ed altri contemporanei, impegnati in una nuova esperienza espositiva, senza la metaforica protezione, sia fisica che culturale, del perimetro di uno spazio delimitato da muri. La trasparenza del vetro, l'evidenza della realtà messa a nudo, senza veli e compromessi, sottolineerà l'attitudine interdisciplinare della loro ricerca che consentirà loro di muoversi al di là dei limiti dello spazio, ponendosi al crocevia tra arte visiva, fotografia e installazione. L'ambiente delle vetrine, da costruire e plasmare, diviene quindi il luogo dove le opere si confrontano con il mondo esterno in un incrocio di relazioni finalmente più accessibile e fruibile in qualsiasi momento della giornata. Luciano Passaler insieme alla moglie Carla Maria Russo, autrice di romanzi storici, hanno affidato il progetto per i primi due anni a Davide Di Maggio che ha accolto con grande entusiasmo l’invito a tradurre in un articolato programma espositivo il loro sogno di rendere l'arte più universale possibile, senza distinzioni sociali e filtri. Le mostre che prenderanno l’avvio il prossimo 24 maggio con il fotografo isrealiano, Michael Ackerman, (Tel Aviv, 1967), vedranno avvicendarsi due importanti artisti storici, Yoko Ono, (Tokyo, 1933) e Wolf Vostell, (Leverkusen, 1932 - Berlino, 1998) e l'artista/fotografa albanese Nerina Toci, (Tirana, 1988). Si tratta di un ciclo di mostre mosse da fenomeni di attrazione e repulsione, partendo dallo scritto di Roland Barthes: “senza dubbio l'immagine non è il reale; ma ne è quantomeno l'analogo perfetto”; l’arte non può limitarsi a riprodurre la realtà così come viene percepita ma deve necessariamente operare un passaggio, trasformare qualcosa in qualcos’altro. Questo hanno fatto gli artisti protagonisti, cogliendo la profonda disarmonia della vita, con opere che hanno forme e significati assoluti e che nascono dalla necessità di non creare nuovi simulacri passeggeri dando forma ad una nuova rinascita nell'irrealtà che ci circonda. L’intento curatoriale è riportare, attraverso i sensi dell'osservatore, ad un alto livello percettivo che non comprenda solo il guardare, ma il vedere e il sentire. L’idea espositiva si pone dunque come momento di riflessione corale, in cui lo stimolo alla meditazione non è riservato solo al pubblico ma rappresenta una fonte d’ispirazione e di ricerca per gli stessi artisti, attenti a leggere nelle pieghe del loro tempo, come ogni artista deve poter fare.

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