Dacia Mato - Olympia

a cura di / curated by Davide Di Maggio

ANNO 2007

Dacia Manto
GALERIE DAVIDE DI MAGGIO, BERLIN
Olympia

E’ un percorso possibile intorno all’idea di paesaggio a fare da filo conduttore alla mostra, allacciandosi al desiderio dell’uomo di costruirsi uno spazio a misura di sé. Tentativo traducibile nel concetto di giardino e nelle sue architetture, che giunge ad intrecciarsi al concetto di ‘pittoresco’ e di luogo “naturale” come creazione artistica.
Tutto ha inizio attorno ad un dipinto cinquecentesco, che rappresenta un paesaggio visto a volo d’uccello. Lo scenario di una battaglia e molto altro ancora, in quanto la visione del pittore si spinge ad immaginare, in un volo vertiginoso, isole, acque, promontori, coste, golfi, città, catene montuose. Una visione della non finitezza colta da punti di vista molteplici e divergenti.
Tentativo d’indagine sulla rappresentazione dello spazio, e tra le più precoci vedute aeree della storia dell’arte, il dipinto di Altdorfer è una confusione di trame ed orditi, paesaggio naturale e paesaggio umano, costituito dalle moltitudini di figure che affollano la parte inferiore del dipinto. Fanno da confine allo spazio non i muri, bensì l’atto stesso della visione, grazie a quell’artificio della prospettiva che, secondo le parole del Berenson, “umanizza il vuoto, facendone un eden recintato”.
Sopra lo sguardo, il primo lavoro in mostra, è un tentativo di traduzione tridimensionale a partire dalla geografia altdorfiana. Paesaggio cristallizzato in una sospensione senza tempo, denudato, desertificato, abbandonato dalle schiere di figure che sembrano essersi trasferite altrove. E altrove danno forma ad una sorta di parterre da giardino rinascimentale, rosone decorativo in cui è la danza a disegnare le configurazioni, segnate dai passi. ( Parterre- Salida basica, 2006). Figure trasparenti, dall’apparenza decorativa e luccicante, quasi preziosa a distanza, ma quotidiana e “povera” ad uno sguardo ravvicinato.
Si sa che, in antico, le schiere si esercitavano in danze che disegnavano sul terreno le configurazioni dei labirinti, divenendo talvolta cerimonia iniziatica che accompagnava spesso la fondazione di una città o l’inizio di una battaglia. Labirinti, tracce, disegni pavimentali che, nelle loro mutevoli e ricorrenti figure, possono essere colti e “sciolti” solo in una visione dall’alto.
Così, se la topografia è anticamente la pittura di paesaggio, la visione topografica è alla base di un altro lavoro in mostra, Irrgarten, che ridisegna le mappe di alcuni hortus conclusus, giardini storici per lo più scomparsi nel loro disegno iniziale, intagliandone i confini e la planimetria in carte trasparenti e leggere.
Le immagini mentali, matematiche dei giardini danno luogo ad un Irrgarten costruito di frammenti sovrapposti, fisicamente attraversabile, presente pur nella sua leggerezza; un disegno intimamente fragile, scomposto e ricomposto nella stratificazione di spazi, sentieri, cortili, perimetri di stili differenti , che nella sua apparenza ultima da luogo ad una visione intricata ma unitaria.
L’ultimo lavoro in mostra, Olympia, che dà il titolo alla mostra, è un circuito meccanico-luminoso che si sviluppa in un percorso a terra connettendo elementi costruiti ad elementi organici, quali muschi e spugne.
Brevi impulsi elettrici e moti diventano visibili facendosi sculture minime, che fanno proprie le leggi fisiche e dinamiche. Una scrittura di impulsi, di respiri automatici, che ha certamente rapporti con il video, fatto di movimenti lievi, impercettibili, di accensioni di luci e crescite vegetali. Un’idea di ''partitura'' -ritmica, timbrica, segnica- che ricorre anche in altri precedenti lavori.
Specularmente alle installazioni, i disegni sembrano restituire l’immagine di una natura in divenire, di un groviglio labirintico che di nuovo può venire assimilato ad una mappatura dello spazio, mostrando tutta la tensione a “riempire” un vuoto. Tutto sembra concorrere a costruire l’immagine illusoria di una natura sempre mutevole, processo che viene a manifestarsi in maniera evidente nel video, che procede per bagliori, ombre e oscillazioni.

Galerie Davide Di Maggio
Sophienstrasse, 21 - Berlin