Come un pensiero leggero

a cura di / curated by Davide Di Maggio

ANNO 2019

“Un pensiero leggero”
a cura di Davide Di Maggio


“Quando tornerete sulla terra dopo aver volato, guarderete il cielo perché là siete state e là vorrete tornare.” (cit. Leonardo).


Le piume sono il nucleo dell'unicità della vita. Secondo una leggenda indiana, i primi uomini nacquero da piume nere. Le piume prodigiose, che in molte fiabe gli animali si strappavano per donarle ai loro cavalieri, vanno intese come un’offerta sacrificale e, in definitiva, un’immagine sonora. Anche nella creazione del primo uomo si parla spesso del suono primordiale come di una piuma. Un concetto ripreso negli anni sessanta dall'artista tedesco Wolf Vostell, con la Musica De/Collage, quando un oggetto perde la sua funzione, come la piuma, che volando e cadendo a terra, crea un nuovo suono, unico, una nuova musica. Questa e' la sua seconda vita, la sua seconda realta'. 
Nell' “Insostenibile leggerezza dell'essere” di Milan Kundera viene spesso ripetuto: Einmal ist Keinmal, un proverbio tedesco, la cui volontà mira a sottolineare come le scelte che una persona compie nella propria vita appaiono del tutto irrilevanti se confrontate con la vita stessa. Per questo sono leggere e il cercare significati, realizza un paradosso insostenibile e quindi pesante. Tutto quello che apparentemente ci può sembrare leggero, tanto da farsi apprezzare e desiderare, con il passare del tempo mostra il suo peso insostenibile, ponendoci a una distanza di sicurezza per non farsi opprimere dalla sua gravità.
Le scelte di Daniela Alfarano, non sono mai state “leggere”. Le sue installazioni fatte di piume bianche, servono a spiegarci, le sue idee in relazione a temi fondamentali ed esistenziali. Le difficoltà nel superare se stessi, nei rapporti umani, nell'incontro-scontro con l'altro, nella vita, sono evidenti nei suoi lavori e rese ancora più significative all'interno della sua riflessione filosofica, fino a toccare l'umanità.
La leggerezza viene dall’unicità della vita che ci porta a trascurare l’approfondimento e l’interiorizzazione, ma evitando di prendere decisioni e posizioni, l’esistenza diventerebbe insostenibile e insopportabile.
La paura dell’abbandono, l’infedeltà, la dipendenza tra esserei umani, la filosofia dell’eterno ritorno. Ma anche l’adattamento delle nostre azioni al condizionamento dello sguardo esterno, l'esistenza di un destino, l'impossibilità di compiere scelte sicure nella vita, la ricerca della felicità anche in condizioni difficili.   L'artista si sente destinata alla sofferenza, obbligata nelle sue scelte,  quasi che la sua vita fosse una continuazione delle scelte fatte da altri prima di lei e teorizza la propria esistenza, grazie alle piume, come fosse alle prese con un’autoanalisi critica.
Nelle sue bellissime installazioni, l'eleganza e la leggerezza con cui viene trattato il clima di diffidenza e paura, creano emozioni e riflessioni che hanno a che fare con l'anima, la liberta', la dignita' e il rispetto.
La piuma diventa così l'emblema della leggerezza dell'essere. Un concentrato di filosofia nietzschina, con l’eterno ritorno – applicato alla quotidianità – che ci fa rivivere infinite volte quello che abbiamo già vissuto nel passato e che tornerà ad accadere anche in futuro. Da qui la necessità di esserci ora, di cogliere le antifone, di non perdersi nulla, di andare a fondo.
Le piume sono collegate anche al pensiero, alla mente superiore, all'intelletto, questo perché le piume, come i volatili, sono associati all'aria, al cielo, collegando così anche i sogni, l'spirazione, l'ascensione spirituale e l'intelligenza superiore con questo simbolo.
Sono molti gli artisti che hanno rappresentato o utilizzato le piume nelle loro opere. Nel meraviglioso dipinto di Antonello da Messina, “San Girolamo nello studio”, (1474 / 1475), sono nascosti molti elementi simbolici: per esempio la pernice e il pavone che si vedono in primo piano alla base dell’arco. La pernice rappresenta la verità, poiché si credeva che questi uccelli riconoscessero sempre la voce della loro vera madre; il pavone simbolo di immortalità perché si riteneva che la sua carne fosse incorruttibile.
Anticamente, il pavone era l’animale sacro a Giunone: le macchie colorate caratteristiche della sua coda erano gli occhi di Argo, posti dalla dea in memoria del fedele guardiano incaricato di
custodirlo. Il cristianesimo assegnava al pavone significati per lo più positivi, in base alla credenza secondo la quale esso perde le piume con l’arrivo della stagione autunnale per riacquistarle in primavera esibendo il suo meraviglioso piumaggio. Ed è per questo che è diventato simbolo della rinascita spirituale e quindi della resurrezione. Il sontuoso volatile che esibisce un iridescente, splendido ventaglio, che sembra dipinto da un divino pittore. E basti pensare anche alle numerose versioni di Leda e il cigno dei grandi maestri (tra questi anche Leonardo), o alle infinite varianti delle Annunciazioni, con le piume dell'Angelo che fa visita a Maria in primo piano, fino ad arrivare all'esaltazione del piumaggio nella Vestizione della sposa di Max Ernst.
Ma in nessuno di questi autori la piuma è oggetto unico e ripetuto e vissuto con ossessività come invece è il caso delle opere di Daniela Alfarano. Centinaia di disegni su carta, di dimensioni variabili, che rappresentano tutti lo stesso soggetto: una piuma. Pur sembrando tutte simili, esse sono estremamente diverse. A forma di spirale, a forma di foglia, aperte, chiuse o con delicate e morbide curve, che a volte sembrano zampilli scaturiti da una fontana, esse non sono il frutto di una pittura diretta ma si manifestano in negativo, ossia non sono altro che un'immagine all'inverso. 
Da alcuni anni sto ossessivamente disegnando piume. Piume che faccio emergere dal bianco del foglio, disegnando con la grafite tutto cio' che vi sta attorno, resta la piuma, l'anima nel foglio. “Le piume si cibano di aria, sfidando la gravita'. Cosi come la mia vita si ciba di amore e visioni sfidando la morte. L'esercizio quitidiano mi ha portato, dipingendo ogni singola piuma a crearne decine. Successivamente ho cercato pareti, luoghi, sguardi per contenerle e raccoglierle. E' iniziato un viaggio, ogni parete e' sacra nell'attimo in cui raccoglie arte.
Ogni parete mi ha restituito l'idea che ogni cosa puo' avere ali per volare via. Essere ovunque per non essere rinchiusi in nessun luogo. Liberi come piume. (cit. Daniela Alfarano).
Personalmente vedendo le opere di Daniela Alfarano provo soltanto emozioni positive, che mi vengono trasmesse dalla bellezza e la poesia delle forme unite alla perfezione del gesto pittorico. Qualcuno potrebbe essere invaso da qualcosa di più contrastante, da emozioni, anche negative, che differiscono da persona a persona come la vita e la morte, orrore e gioia. 
La piuma è quello che resta, che rimane di un vuoto, è il vuoto.
Il vuoto ci riporta alla pura metafisica. Le piume hanno la funzione di devitalizzare la realtà: sono forme prese dalla vita, ma che non vivono assolutamente. Ricordano la vita dopo che essa è passata e ha lasciato come traccia solo delle forme vuote. 
Lo sguardo dell' artista vuole cogliere attraverso la mitologia delle piume, quel mistero insondabile che si nasconde dietro la conoscenza delle leggi fisiche. Quel mistero che ci porta ad interrogarci sul senso ultimo delle cose e sul perché della loro  esistenza.
Ed è proprio quando quella sensazione di vuoto ti assale che la piuma si manifesta. In silenzio si anima, ondeggia come quando soffia il vento. E poi volteggiando ricade a terra, magari sfiorandoti e cadendoti tra i piedi. E Come un pensiero leggero ci ricorda che non siamo soli, qualcuno veglia con noi, ci indica la strada, ci accompagna.
E le piume devono indicarci quella strada, che va oltre le apparenze, e farci dialogare con il mistero, con le nostre inquietudini, il nostro lato oscuro.